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Vogliamo la scuola materna… Adesso!

Scuola_materna

Tratto da Cubia n° 75 – Ottobre 2007

Protestano i genitori dei bambini della scuola d’infanzia Giovanni XXIII:
“Non siamo di serie B”

Settembre 2007. Riaprono le scuole. Daniela D., madre di un bimbo di scuola d’infanzia, vedendo che la sede della scuola Giovanni XXIII è ancora presso i locali della scuola elementare di Piazza Repubblica, dove, a detta degli amministratori comunali, avrebbe dovuto restare solo provvisoriamente, decide che è ora di uscire allo scoperto e coinvolge altri genitori in una raccolta di firme. La incontriamo per sentire come è andata.

Allora, Daniela, cosa è successo?

Con alcuni genitori dei bambini che frequentano la scuola materna Giovanni XXIII abbiamo voluto denunciare una situazione che è diventata ormai insostenibile. La scuola materna da anni trova ospitalità nella scuola elementare di piazza Repubblica.

Cosa c’è che non va?

Gli spazi sono sacrificati. Sia quelli interni che quelli esterni, in quanto anche il cortile, già “stretto” per la scuola elementare, è stato diviso in due. Alla scuola elementare sono anche venuti meno locali utili per i laboratori.

E i bambini della scuola d’infanzia?

Sono un centinaio, collocati, forse è meglio dire stipati, in quattro piccole aule. A metà anno scolastico si arriva a 28 bambini per aula. Usano in comune con gli alunni delle elementari la palestra, facendo i turni. Per i loro giochi all’esterno devono accontentarsi di uno scivolo. Il Giovanni XXIII è l’unica scuola materna che non ha una cucina interna. I pasti vengono portati con un camioncino che entra nel cortile dove spesso i bambini stanno giocando. E’ una condizione precaria che crea un disagio reciproco alle due strutture scolastiche: la scuola di Piazza Repubblica rischia di scoppiare. Questo comporta problemi dal punto di vista didattico e limitazioni di opportunità formative.

Cosa chiedete voi genitori ?

Intanto vogliamo evidenziare la disparità di situazione e di trattamento tra le diverse scuole materne cittadine. I nostri bambini sono di serie B. Ricordiamo che le rette sono uguali per tutte le materne, ma quelle del Torconca e Ventena sono dotate di spazi adeguati per giochi, anche internamente, con giardini esterni ampi e funzionali. Insomma la differenza è quella che passa tra un hotel a 5 stelle e una pensioncina di infima categoria. Poi abbiamo fatto una raccolta firme attraverso il passaparola e abbiamo raccolto più di duecento adesioni.

Come ha reagito l’amministrazione comunale che è responsabile delle strutture edilizie?

Recentemente, l’assessore Antonio Ruggeri ha dichiarato sulla stampa che è intenzione dell’Amministrazione riutilizzare l’ex asilo nido di via Irma Bandiera. Ma il modo e i tempi delineati sono lunghi e fumosi. Ha parlato di accordo con un privato che dovrebbe costruire la scuola in cambio della concessione a costruire appartamenti in altra zona. L’assessore forse non ha capito: quello spazio serve adesso! E’ grave che si stia mandando in malora l’edificio ex-nido per possibili speculazioni edilizie, mettendo in secondo piano le esigenze scolastiche e pedagogiche di una parte dei cittadini più piccoli di Cattolica. Questa disparità di trattamento deve finire. L’ex asilo nido deve diventare la nuova sede della scuola materna Giovanni XXIII al più presto.

Quali prospettive avete di ottenere ciò che chiedete?

Te lo saprò dire dopo l’incontro che ci è stato promesso per la fine del mese con Sindaco e Assessore.

di Amedeo Olivieri

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Contro i pregiudizi nel nome di Castelvetro

anpi

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Giovedì 23 Aprile si è tenuta la premiazione della seconda edizione del Concorso “Premio Arti Espressive Mario Castelvetro”, promossa dall’ANPI (Assoc. Naz. Partigiani It.) di Cattolica e Valle del Conca. La manifestazione vuole rendere onore alla memoria del maestro e sindaco Mario Castelvetro che sempre ha profuso grande impegno presso le scuole del territorio per insegnare gli alti ideali, scaturiti dalla lotta di liberazione nazionale tra ’43 e ’45, e che sono alla base della nostra Costituzione. La presidente Anpi Cattolica-Val Conca, Elisabetta Raschi, si è complimentata con tutti i partecipanti e ha detto “Possiate crescere con questi valori costitutivi della Costituzione e della Carta Europea e sappiate approfondirli nel rispetto reciproco della persona”.

Il 1° premio è stato vinto dalle classi V A e V B della scuola Carpignola con “Il pianeta dei pregiudizi” (insegnanti Belemmi, Olivieri, Pagnoni e Prioli). Si tratta di un’opera collettiva multimediale di analisi sociale che prende in esame i più logori pregiudizi tendenti a creare concetti negativi su tutto ciò che è diverso. Alla fine uno dei bambini delle classi vincitrici ha detto: “Siamo contenti di aver partecipato al Premio Castelvetro perché ci ha permesso di capire l’uguaglianza tra le persone”.

Il 2° premio ex aequo per una V di S. Giovani e la V B con “Tanto diversi ma tutti uguali” e la V B di P.zza Repubblica con la poesia “Se rispetti ogni persona”. Il 3° premio, della III D di San Giovanni, un allegro manifesto colorato dal titolo: “Un cuore di amicizia”. Un premio speciale alla III D con un manifesto-collage di giornali in cui campeggia un NO seguito da tutte le forme di violenza e ingiustizia sociale.

di Wilma Galluzzi

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Si conferma: Scuola in smantellamento

Decreto-Gelmini

Tratto da Cubia n° 91 – Aprile 2009

Nel n° 90 di Cubia, l’autore di “Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?“, G. Vanzini, sostiene che quanto da noi esposto nell’articolo del n° 89 sia stato scritto in malafede, in virtù della poca considerazione che avremmo per chi legge: ci sia permesso replicare che, se siffatto giudizio fosse davvero il nostro, ci saremmo astenuti dal cercare consenso proprio tramite il giornale.

Nel nostro articolo portavamo ad esempio uno dei tanti aspetti – non il solo – che contribuiranno a cambiare completamente l’assetto di un grado di scuola, quella primaria (elementare), che a livello mondiale viene riconosciuta per la sua eccellenza (dati IEA, l’Agenzia Internazionale di Valutazione) proprio grazie a tutte quelle caratteristiche che il Decreto Gelmini andrà a intaccare. Non avevamo voluto entrare nel merito, ritenendo di aver informato in tal senso con le iniziative già attuate; il nostro intento era piuttosto richiamare l’attenzione dei lettori sul fatto che si fanno leggi che non necessariamente interpretano la volontà di tutti i cittadini, saltando la fase contraddittoria in Parlamento, cioè evitando di discutere e obiezioni di chi non approva, e costringendo al voto a favore anche eventuali dissenzienti in seno al proprio schieramento politico con l’imposizione della fiducia.

Si voleva sottolineare che il decreto legge dovrebbe essere ritenuto valido solo dopo la pubblicazione dei decreti attuativi, decreti che non sono ancora noti. Ma se è necessario ripetere ancora una volta – l’abbiamo fatto anche in consiglio comunale il 27 Marzo – le ragioni per cui ci opponiamo al decreto Gelmini, per provare di non aver assolutamente sottovalutato l’intelligenza dei lettori, non ce ne lasciamo sfuggire l’occasione. Per sommi capi:

– Siamo contrari ai tagli del tempo-scuola: per contenere i costi, la riforma mirava a raccogliere un ampio consenso sulle 24 ore settimanali, e così non è stato, anche grazie alla fiera opposizione degli studenti, genitori, docenti e semplici cittadini che si sono spontaneamente mobilitati. Solo a Cattolica, l’85% dei genitori dei bambini che frequentano le classi I, II, III, e IV (il restante 15% non ha risposto) ha richiesto la conferma del modello scolastico per-Gelmini, e cioè 30 o 40 ore settimanali.

– Siamo contrari ai tagli di finanziamenti alla scuola pubblica (e contrari a qualsiasi tipo di finanziamento alla scuola privata, specialmente in tempo di crisi). Senza l’Onda Anomala del dissenso popolare, apartitico e trasversale, i tagli di 63 milioni previsti per l’anno scolastico 2009-10 non sarebbero stati rimandati di un anno, nella speranza che le acque si calmino.

– Siamo contrari all’aumento degli alunni per classe: ci sembra improponibile che si possano concentrare fino a 33/35 bambini per classe. E siamo contrari soprattutto se questo succede in assenza di un numero sufficiente di docenti e non docenti.

– Siamo assolutamente contrari alla riduzione del personale docente e non docente! Non c’è scuola pedagogica che sostenga la validità dell’insegnamento attuato dall’insegnamento tuttologo. In un mondo in cui la conoscenza ha ramificazioni infinite, noi ci proponiamo di far mediare tutto il sapere da un unico interprete, senza considerare le sue preferenze, i suoi limiti e le sue idiosincrasie! Sappiamo che il pensiero cognitivo si attua in tutta la sua potenza quando il bambino scopre senza mediatori e, invece di agevolare un apprendimento in cui il bambino venga sollecitato il più possibile attraverso l’esperienza, l’attività laboratoriale, la deduzione, ci viene proposta la lezione frontale!

A noi genitori del comitato, che sempre ci siamo spesi con le nostre facce e i nostri nomi in tutte le sedi in cui abbiamo inteso informare, non piace che quella che è palesemente una teoria di tagli mirati a indebolire la scuola pubblica venga spacciata per riforma. La scuola è un costo indispensabile per la formazione delle nuove generazioni, ed è uno dei pochi settori in cui non è mai lecito risparmiare. Come per ogni investimento a lungo termine, i risultati non si vedono nell’immediato e bisogna pazientare per raccoglierne i frutti.

Ah!, e sia detto per inciso, la scuola non è solo leggere, scrivere e far di conto: se si limitasse solo a questo, noi genitori potremmo tenerci i bambini a casa e insegnar loro l’alfabeto, le tabelline e l’ortografia quando piove, invece di portarli al parco!

di Maria Silvia Riccio

Genitore del comitato “Cattolica per la scuola” – cattolicaperlascuola@libero.it

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Scuola mia, scuola mia, non ti voglio buttar via

Circolo-Didattico-di-Cattolica

Tratto da Cubia n° 89 – Febbraio 2009

L’onda anomala che in autunno si era gonfiata nel comparto scuola, fino ad inondare le strade e le piazze d’Italia, sembra essersi persa in tanti rivoli disgiunti. I tritatutto televisivi – i talk-show, i cosiddetti programmi di “approfondimento culturale” – hanno rinunciato ad allineare come scolaretti i soliti esperti ammaestrati convocati per dire molto senza rivelare niente.

Prima del silenzio il ministro Gelmini aveva ricevuto qualche delegazione studentesca, aveva concesso pochissimo, aveva ripetuto senza posa che il tempo pieno non sarebbe stato toccato e che lo sforzo di miglioramento era stato demonizzato ad arte dalla disinformazione e dalla strumentalizzazione messe in atto dall’opposizione. Poi è arrivato il Natale e, si sa, a Natale siamo tutti più buoni: pensiamo ai regali, al panettone, le scuole chiudono, il parlamento pure, e chi s’è visto s’è visto. Ma adesso che il primo quadrimestre si chiude e si avvicinano le iscrizioni per l’anno scolastico 2009-2010, le circolari inviate alle scuole ricominciano a far suonare i campanelli d’allarme.

In sintesi, per quanto riguarda la scuola Primaria (dove più si è infierito), quel che appare chiaro è che ai dirigenti scolastici arriveranno insegnanti in base alle ore necessarie a coprire i moduli formativi scelti dai genitori (24, 27, 30 oppure 40 ore settimanali), ma decurtati delle ore di compresenza fino ad oggi previste. Ne deriva, ad esempio, che il cosiddetto “modulo” (30 ore settimanali con tre maestre che lavorano in parallelo su due classi) dovrà essere ridimensionato e comprendere solo una maestra prevalente – che da sola coprirà 22 ore – ed una o più insegnanti a coprire le restanti 8 ore. Spariscono così quelle due ore di compresenza fino ad oggi utilizzate per attività di laboratorio, recuperi differenziati, progetti extracurricolari; queste ore “risparmiate” verrebbero destinate a completare l’orario.

Mercoledì 11 Febbraio la dirigente scolastica del Circolo didattico di Cattolica, Maria Rosa Pasini, ha illustrato con chiarezza ai genitori presenti come cambierà il sistema l’anno prossimo, e molti si sono finalmente resi contro di aver sottovalutato la portata del decreto Gelmini e le conseguenze che esso avrà, non solo per chi comincerà il percorso scolastico, ma per tutti gli utenti della scuola.

Al ministero ci si è occupati di come risparmiare sulla scuola sorvolando sulla qualità, tentando di spacciare per riforma i tagli indiscriminati che ci faranno tornare indietro di trent’anni almeno. Ma c’è uno spiraglio: che fine hanno fatto i decreti attuativi? Il decreto Gelmini è stato formulato e poi passato di forza di forza con il voto di fiducia per una sua supposta urgenza: è scarno proprio perché stilato in fretta, rimandando i dettagli applicativi alla formulazione di decreti attuativi da pubblicare in seguito per definire i principi guida dettati nel decreto legge. Il fatto è che i decreti attuativi non sono mai stati pubblicati. Al loro posto è arrivata invece la circolare sulle iscrizioni all’A.S. 2009-10 che salta l’iter giuridico e detta legge senza averne diritto: senza decreti attuativi, la legge in vigore è di fatto quella precedente al decreto Gelmini e alla Finanziaria, e quella dovrebbe essere applicata.

Se questa nostra è veramente una democrazia, noi cittadini, noi che paghiamo le tasse riempiendo le casse dello Stato, da questo Stato dovremmo poter esigere che le leggi che ci siamo dati vengano osservate a tutela del bene comune. E il bene comune in questo momento è anche la salvaguardia della scuola come luogo di potenziamento e di sviluppo delle generazioni degli italiani di domani. Purtroppo non si vede una classe politica in grado di farsi carico di questo compito, ed allora spetta a noi cittadini mobilitarci, pestare i piedi, e chiedere a gran voce e in modo perentorio che venga fatto il nostro interesse.

A Cattolica già in autunno si era costituito un piccolo comitato di genitori preoccupati, che aveva provato a coagulare il dubbio e il malcontento per dar vita ad un’azione comune. Adesso che, cifre alla mano, tante altre persone hanno veramente compreso che lo smantellamento della scuola pubblica è cosa quasi fatta, è necessario correre ai ripari e pretendere che la legge pre-Gelmini venga applicata così com’è, senza escamotage di sorta, vista l’assenza dei decreti attuativi. E’ un nostro diritto e lo dobbiamo far valere. E’ necessario svegliarsi dal torpore e dal qualunquismo su cui fa affidamento il sopruso di un’azione di governo sempre imposta e mai discussa.

E’ per questo che chiediamo spazio a Cubia: vogliamo spiegare a quante più persone possibile quali siano i motivi che ci spingono al dissenso nei confronti di una manovra che svilisce la scuola e ne diminuisce fortemente il potenziale formativo a tutti i livelli. Ci auguriamo che tutti quelli che leggeranno queste righe vogliano chiederci altre spiegazioni, che saremo felici di dare, e speriamo di trovare sostegno e solidarietà tra coloro a cui finora è sfuggita la gravità del provvedimento di governo che porta la firma del ministro Gelmini: più saremo, più probabilità avremo di bloccare l’applicazione del decreto! Siamo convinti che la forza di una cittadinanza attiva e non succube possa essere dirompente, ed ora vorremmo solo poterlo dimostrare nei fatti.

Fatevi sentire!

Il Comitato Scuola di Cattolica

cattolicaperlascuola@libero.it

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Scuola in smantellamento o invece… in ricostruzione?

grammatica

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Scuola mia, scuola mia, non ti voglio buttar via” è il titolo dell’articolo pubblicato su “Cubia” di Febbraio scritto da un non meglio precisato “Comitato Scuola di Cattolica”.

Se la malafede e la poca considerazione dell’intelligenza dei lettori fosse qualcosa che pesa, per spostare il “Comitato Scuola di Cattolica” non basterebbe la gru più potente che si trovi in circolazione.

Per questi signori/e, le disposizioni emanate dal Ministro Gelmini hanno “infierito” sulla Scuola Primaria (Elementare).

Vediamo perché. Hanno dato alle famiglie la possibilità di scegliere fra gli orari settimanali a 24,27,30 oppure 40 ore, allargando quindi la possibilità di scelta per le famiglie e hanno confermato quel tempo pieno che i catastrofisti davano per eliminato, sapendo che non era vero.

Inoltre, e questo per il Comitato è ancora più grave, che cosa ha anche fatto il Ministro Gelmini? Ha eliminato le due ore di compresenza settimanale, cioè due maestre che stanno nella stessa classe, contemporaneamente.

A mio avviso è stata una eliminazione opportuna: due insegnanti, nello stesso momento nella stessa classe, sono più motivo di confusione che di profitto, sicuramente sono uno spreco di risorse. E sia la scuola che lo Stato Italiano di tutto hanno bisogno tranne che dello spreco di risorse.

Adesso scatta l’offesa alla nostra intelligenza perché, dice il Comitato: “spariscono così quelle due ore di compresenza settimanale fino ad oggi utilizzate per attività di laboratorio, recuperi differenziati, progetti extracurriculari“. Detto così, sembra veramente uno “smantellamento“, ma provate a pensare un po’: tutto questo succede solo perché in classe c’è una sola maestra anziché due?

Solo se sono in due e per due ore a settimana, si possono fare tutte queste attività, altrimenti salta tutto e si smantella la scuola?

Non pensate che un po’ più di correttezza e di rispetto per la legge, siano opportuni e doversoi? E non andare avanti per slogan, pensando come tanti “Pinocchio”, la gente beva tutto quello che le viene detto?

Su un punto sono totalmente d’accordo: “dovremmo poter esigere che le leggi che ci siamo dati vengano osservate a tutela del bene comune. E il bene comune in questo momento è anche la salvaguardia della scuola come luogo di potenziamento e di sviluppo delle generazioni degli italiani di domani”.

Sono perfettamente d’accordo e allora cominciamo a:

– Leggere con onestà intellettuale le leggi, i decreti, le disposizioni che l’Autorità costituita, democraticamente eletta, emana;

– Cercare di applicarle nel modo più intelligente, costruttivo e proficuo possibile, avendo come obiettivo il bene comune e non le nostri visioni ideologiche;

– Evitare interpretazioni volutamente di parte, a volte faziose e che spesso distorcono la verità;

– Aiutare le famiglie a scegliere gli orari più consoni alle esigenze: dei bambini, delle famiglie, degli insegnanti e dell’organizzazione scolastica, che non ha finalità proprie, ma solo di servizio ai bambini, alle loro famiglie e all’intera comunità.

La scuola è un’importante protagonista per aiutare i giovani nel loro percorso educativo. E’ nella scuola che si devono trovare “i Maestri” che insegnino ad apprendere al meglio ogni disciplina, e che nello stesso tempo, si preoccupino di fare crescere persone capaci di domandare, di capire, di cogliere e di rapportarsi con il senso profondo e il valore che hanno le persone e le cose che li circondano, in una parola: la vita.

Il ministro Gelmini ha portato nella scuola italiana idee e fatti molto positivi; qualche insegnante e qualche genitore se ne sta già accorgendo. Se volete, e me lo augurerei, come “Comitato scuola” rendere un servizio alla scuola, non svilitela e non avvilitela dicendo che lo “smantellamento della scuola pubblica è cosa quasi fatta”, non è assolutamente vero.

DITE UNA BUGIA SAPENDO DI DIRLA (e questa è la cosa più grave).

P.S. Una battuta al volo per Daniela Franchini (Cubia n.88): Se i bambini a scuola non devono imparare a: – leggere (per capire che cosa c’è intorno a loro e a saper riconoscere chi dice la verità e chi le bugie); – scrivere (per poter esprimere in modo chiaro le proprie idee e il proprio pensiero); – far di conto (cioè avere un po’ di confidenza con i numeri, saperli capire, leggere, usare, avere una mente elastica nella elaborazione di un concetto e di un pensiero), che cosa devono impare a scuola?

Ma questo forse alla Franchini non interessa.

di Gianfranco Vanzini

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I Mordipietra e la scuola

 

I Mordipietra creano il nulla!

I Mordipietra creano il nulla!

 

 

Tratto da Cubia n° 88 – Gennaio 2009

“La storia infinita” è un fantasy di Michael Ende, molto apprezzato dai ragazzini degli anni ’80, nel quale un personaggio si erge tra gli altri per la sua mole imponente, decisamente fuori-misura, e per la caratteristica davvero inusuale di mangiare sassi; il suo nome è Il Mordipietra. Cosa centri l’eccentrico gigante con la scuola, concedetemi di dirlo più tardi.

Si sa (si sa?) che la scuola sta vivendo un altro periodo piuttosto travagliato a causa dell’ennesimo cambiamento voluto dal Ministro di turno che, visti i tempi, è un’anonima signorina, sconosciuta ai più, che risponde al nome di Maria Stella Gelmini.

La quale Gelmini ha prestato la faccia ad un’operazione principalmente finanziaria, voluta dal potente Tremonti, che il Governo si è premurato di chiamare pomposamente Riforma della Scuola.

Il Ministro di cui sopra ha avallato, su ordinazione, quanto segue:

  1. cancellazione della organizzazione a Modulo (3 insegnanti su 2 classi);
  2. cancellazione dell’organizzazione a Tempo Pieno (come la si conosce oggi);
  3. cancellazione della compresenza tra insegnanti.
  4. aumento di alunni per classe;
  5. ritorno alla maestra unica;
  6. cancellazione di 87mila posti di insegnante e 44mila posti ATA in tre anni;
  7. taglio di 8 miliardi di euro in 3 anni.

Una scuolina piccola piccola dove ogni bambino riceverà la sua dose piccola piccola di addestramento (un pizzico di italiano, una spolverata di matematica, davvero una spruzzatina di scienze; storia “fino all’antica Roma” che il resto lo insegneranno nella “scuola dei grandi”; giusto un assaggio di geografia…), questa scuolina, dove non ci saranno più uscite didattiche e dove i bambini dal passo più difficoltoso arrancheranno ancor di più (sempre che non finiscano nelle classe speciali di cui parla l’indecente “mozione Cota”), questa scuolina, dicevo, piace tanto, ma tanto, a molti.

E piace particolarmente a coloro a cui piaceva la “scuola-azienda” del Ministro Moratti, fatta di efficientismo, di adultizzazione, di informatica, di inglese, di intrapresa (ci ricordiamo “le mitiche tre I” di berlusconiana memoria, per altro, e per fortuna, in molte parti inattuate?); nella quale il Consiglio di Circolo doveva divenire addirittura Consiglio di Amministrazione e dove gli sponsor (magari voraci multinazionali) la facevano da padrone nel sostituire i finanziamenti che uno Stato accorto e civile eroga di sua sponte, alla SUA scuola!

Una scuola pedagogicamente aberrante anch’essa, ma sicuramente diversa dal modello oggi previsto (ferma restando al’intenzione, e di quella e di questa, di smantellare la scuola pubblica).

Eccoli allora all’opera I Mordipietra di cui sopra.

Ai Mordipietra va tutto bene. Va bene l’un modello, andava bene l’altro. Masticano tutto. Hanno denti possenti e stomaco dalle pareti spesse. Pare che per alcuni di loro l’importante sia mettere KO i sindacati, gli insegnanti vagabondi e chiassosi, gli studenti facinorosi, i centri sociali (!).

Finalmente sazi, esclamano: “Era ora!”.

Bando perciò alle sciocchezze di una Pedagogia dell’accoglienza (che necessita di osservazione, di comprensione, di tempi lunghi); basta ai confronti, agli approfondimenti, al pensiero divergente (che incentiva i ragazzini a pensare autonomamente); si cancelli il linguaggio che richiede un minimo di complessità! SEM-PLI-FI-CHIA-MO. Torniamo ad un sano, maschio modello dello scrivere, leggere e far di conto!

E torniamo ai grembiulini, torniamo ai voti numerici, continuano con piglio stentoreo I Moridpietra: i primi per democrazia, i secondi per chiarezza (peccato che la Democrazia dovrebbe risolverle le differenze di ceto, non nasconderle facendo finta che non esistano; e che i numeri siano tutt’altro che chiari: cosa c’è dietro il 4 in matematica di un ragazzino? Difficoltà di logica? di conteggio? o ci sono problemi nella comprensione del linguaggio tecnico?).

I Mordipietra non sanno neppure che l’Educazione Civica non “era stata tolta”, aveva solo cambiato il nome in Studi Sociali. Nella loro fretta di ingurgitare tutto a sostegno dei propri amici, si sbagliano, fanno confusione; mischiano i diversi gradi dell’Istruzione, mettono insieme baronìe, bambini, sindacati… Parlano di scuola come macchina mangiasoldi senza alcun rispetto per chi in quella “macchina” ci lavora, né per chi in quella “macchina” cresce; si esprimono con vocaboli quali “produttività”, come se ci si trovasse in presenza di un prodotto o di un’industria qualsiasi.

Qualunque Mordipietra si sente preparato-patentato-in diritto-in grado di parlare della Scuola, sia egli bancario o contabile o dirigente d’azienda o architetto (purtroppo I Mordipietra, oggi, sono un po’ dovunque!). A un insegnante, persino il più bravo del mondo, che volesse imporre, ma anche solo suggerire o descrivere ad un medico il modo migliore di operare chirurugicamente un paziente, gli si darebbe del pazzo.

Della Scuola chiunque può parlare.

Amen.

“Abbiamo un’ottima scuola elementare, ma è un lusso che non possiamo permetterci”, parola di Giulio Tremonti.

Più chiaro di così.

 

di Daniela Franchini

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Uno scoiattolo… Al mare

scoiattolo

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

Le prime ore di una mattina d’inverno, in classe a scrivere. Lavoriamo tutti a testa bassa sui banchi.

La maestra grida: “Uno scoiattolo!”.

Ci siamo alzati e siamo corsi alla finestra. Era vero, uno scoiattolo nel nostro giardino, una cosa pazzesca! L’abbiamo visto con i nostri occhi…

Era piccolo e marrone, con una lunga coda scura. E’ sbucato da un albero, ha attraversato il nostro giardino e ha fatto tutto il giro passando davanti alla nostra finestra, sfrecciando velocissimo, come un fulmine, sul prato; forse ha fatto un giro per prendere da mangiare, forse andava nella sua tana…

Di corsa siamo andati fuori, sull’erba ancora bagnata dalla brina della notte.

L’animaletto è salito sul muretto, è saltato fuori dal recinto poi è sparito nel boschetto lungo la strada.

Lo scoiattolo, che mangia noci, noccioline e qualche ghianda, è infatti un mammifero molto agile sugli alberi e riesce a saltare sui rami molto velocemente.

Qualcuno non ha potuto vederlo passare perché era troppo lontano dalle finestre, ma tutti ci siamo messi a guardare dentro i cespugli; una bambina faceva il suo verso per farlo uscire ma lui non è uscito…

Siamo tornati dentro la classe, ma alcuni restavano fuori sperando di vederlo uscire nuovamente dal boschetto.

Purtroppo niente, non si è fatto vedere, ma è stata un’emozione bellissima lo stesso: uno scoiattolo a Cattolica, che meraviglia!

Gli alunni della classe II A di Carpignola

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Tanta amarezza la sera del 19 Marzo!

 

Ritratto di Galileo Galilei

Ritratto di Galileo Galilei

 

 

Tratto da Cubia n° 90 – Marzo 2009

La sera del 19 marzo sono andata allo “Snaporaz” con l’intenzione di salutare le colleghe che, dopo il mio pensionamento, vedo raramente.

All’ingresso leggo “Bilancio sociale” e chiedo di cosa si tratta. Mi rispondono che è un incontro tecnico, dati, numeri… Entro? Non entro? Si, entro.

Saluto, mi siedo; nella sala una trentina di genitori e diverse insegnanti.

Ascolto la Dirigente esporre in modo chiaro e, per quel che la materia consente, accattivante, un rendiconto delle entrate e delle uscite della scuola pubblica elementare. Dopo un po’, realizzo con piacevole stupore che, per la prima volta, almeno a Cattolica, c’è una scuola che, appunto perché istituzione pubblica, vuole rendere chiaro ai cittadini l’utilizzo di tutte le risorse che ha a disposizione, vuole evidenziare come i finanziamenti diventino attività formative, diventino vita. L’esposizione si avvale di supporti filmici e del rendiconto di diversi insegnanti, le quali illustrano, chiariscono, rendono evidenti le attività. Alcune sottolineano le idee guida della scuola: l’accoglienza, l’integrazione, la collaborazione con gli Enti presenti sul territorio, la formazione dei Docenti…

Ho parlato di piacevole stupore. Credo sia cosa apprezzabilissima e rara, in questo momento storico così superficiale e apatico, incontrare la serietà, la volontà di approfondire, di chiarire, di rendere evidente come si restituiscono ai cittadini le risorse finanziarie e umane. Insieme allo stupore, lentamente, osservando con attenzione anche parti tecniche poco appetibili, è cresciuto lo sgomento: a tutti gli altri cittadini non interessava?

Per una volta che si dà una risposta onesta, verificabile, chiara a tutte le chiacchiere, a tutto il fumo di parole (solo parole) che riempiono la bocca di chi non sa, non conosce bene le cose e parla a vanvera, solo una trentina di persone? Davvero vogliamo dar credito all’immagine deformata e stucchevole che della scuola e di altri aspetti della società danno i deprimenti talk-show televisivi? O dar credito alle chiacchiere da bar o dell’ultimo politico rampante? Siamo come quegli scienziati del ‘600 che, pur di non dar ragione a Galileo, rifiutavano di assistere agli esperimenti? Amiamo credere solo a ciò che è più banale e facile da comprendere?

La sera del 19 Marzo ho visto delle persone serie, appassionate, che credono in quello che vanno facendo da anni, che sanno che i bambini non sono più, nel bene e nel male, quelli di 40 anni fa, sanno che la varietà e la serietà delle proposte formative vanno a vantaggio del futuro del paese, come la loro professionalità continuamente aggiornata, si chiedono amareggiate perché la scuola elementare, la parte più sana dell’intera struttura scolastica venga così duramente colpita.

Si dirà che la scuola non è tutta come quella che ci è stata presentata. Vero. Verissimo. Ma una persona seria non butta tutte le mele della cesta, scarta quelle marce. E se fossi io il proprietario di quelle mele, caccerei l’operaio che le butta tutte. Ma noi siamo rassegnati e non vediamo che un simile agire va a svantaggio di tutti.

Quando ero una giovane insegnante, le poche assemblee cittadine su temi educativi e sociali erano gremite di gente, specialmente se organizzate dalla scuola. Cos’è cambiato?

Amiamo di più fare i guardoni della vita degli altri nei vari reality televisivi che curarci e preoccuparci della nostra?

C’è tanta amarezza.

di Rita Lazzari

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La “solita” educazione stradale

Educazione stradale

Educazione stradale

Tratto da Cubia n° 73 – Giugno 2007

Da anni, nelle classi del “secondo ciclo” e non solo, si realizzano varie attività di educazione stradale in collaborazione con la Polizia Municipale di Cattolica. Viene ormai da dire “la solita” educazione stradale proprio perché ogni anno, puntualmente, da febbraio a maggio, la maggior parte dei nostri alunni, dalla scuola dell’infanzia alle classi elementari, viene coinvolta in lezioni teorico-pratiche sul comportamento da tenere come utenti della strada. E il rilascio del Patentino del Bravo Ciclista, da conseguire dopo incontri teorici in classe, simulazioni varie e uscita reale per le strade di Cattolica con le proprie biciclette, è il culmine di tutto il lavoro, è una cosa tanto attesa da coinvolgere veramente i bambini come poche altre iniziative. Il loro entusiasmo e la loro partecipazione, sia nelle attività che si svolgono in classe sia nelle prove pratiche, sono così forti da far pensare che insegnanti e vigili, insieme, stiano veramente trasmettendo conoscenze e comportamenti preziosi per i futuri utenti della strada e i futuri cittadini.

I bambini parlano, domandano; raccontano ciò che vedono in strada, criticano i comportamenti non sempre corretti che gli adulti intorno a loro tengono quando sono alla guida o in altre situazioni inerenti la strada; vogliono essere informati su ciò che li riguarda direttamente come pedoni o come ciclisti ma al tempo stesso vogliono sapere tutto di segnaletica, di rotonde, di multe, di Codice della Strada… Del resto il percorso didattico che negli anni si è venuto costruendo, tramite la collaborazione tra Polizia Municipale e scuola, affronta una vasta gamma di problematiche; tratta del bambino trasportato, del bambino pedone, del bambino ciclista; presenta la figura del vigile, le sue mansioni e il significato della sua presenza nella città; coglie tutte le occasioni per riflettere non solo sulle conoscenze “stradali”, ma anche sulla parola “educazione”, come rispetto degli altri e dell’ambiente in cui viviamo.

Questo è ciò che concretamente si sta facendo ormai da anni nella nostra scuola; a titolo personale, ma anche come insegnante che da anni segue l’educazione stradale con il ruolo di referente, vorrei ringraziare tutti coloro che interagiscono in questa attività, con il desiderio che si possa continuare il percorso intrapreso e che si possa magari vivacizzare di tanto in tanto con qualche iniziativa particolare, come è già stato fatto varie volte in passato: l’invenzione di un logo o di uno slogan, un calendario multiculturale, un’uscita diversa…

Vorrei concludere con le semplici parole di un mio alunno al termine del percorso per il patentino: “Quando la vigilessa mi ha detto che ero stato promosso mi sono venute le lacrime agli occhi, ma di felicità…”.

Approfittiamo di questo entusiasmo per insegnare ai ragazzi, insieme al Codice della Strada, il rispetto della loro vita e di quella altrui!

Grazie alla Polizia Municipale di Cattolica!

a cura di Ins. Nadia Vagnini

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Uno sport per crescere

Tavola rotonda allo Snaporaz

Tavola rotonda allo Snaporaz

Tratto da Cubia n° 81 – Aprile 2008

Mercoledì 9 aprile, al teatro Snaporaz, ho assistito alla tavola rotonda “Uno sport per crescere”.

Gli argomenti trattati meritano di essere comunicati anche a chi non ha potuto essere presente fisicamente all’evento.
Iniziata puntualmente alle 20.30, il presidente del circolo didattico ha presieduto la manifestazione, presentati i componenti della tavola, che per l’occasione era quadrata, ha ringraziato Roberta Pasini, referente del progetto “Fair Play“, e lasciato la parola al vicesindaco Giuseppe Prioli, qui nelle vesti di assessore allo sport: “Lo sport nelle scuole è una realtà emozionante, l’attività sportiva a Cattolica è un educazione alla vita non solo allo sport! Non bisogna preoccuparsi solo delle strutture logistiche, l’amministrazione deve sostenere le associazioni sportive anche dal punto di vista prettamente sportivo educativo, le risorse umane sono un valore dal quale non si può prescindere!
E’ fondamentale far crescere i ragazzi secondo un punto di vista etico, regolamentando il binomio scuola-associazioni sportive”. Questi i punti chiave dell’intervento di Prioli.

Al progetto Fair Play hanno collaborato gli educatori: Ruggero, Vania, Andrea, Massimo, Milena, Giuliana, che hanno deliziato il pubblico presente raccontando le esperienze vissute con i bambini, mostrando diapositive e filmati nei quali i protagonisti erano i piccoli sportivi. In sintesi le loro considerazioni: L’educazione motoria può diventare davvero palestra di vita se è vissuta come esperienza reale, nella quale non si parla di regole, ma le si rispetta, non si ipotizzano strategie vincenti, ma ne si esperimentano l’efficacia, non si parla di diversità, ma si accolgono coloro che sono diversi.
Attraverso il progetto fair play si impara ad usare il proprio corpo con il fine di ottenere un obiettivo, per riuscire occorre aver voglia di mettersi in gioco, vincendo paure e timidezza.
Il gioco è concretamente portatore di pace, poichè per riuscire occorre rispettare il proprio corpo e quello degli altri.
Simpatica ed emozionante l’esperienza raccontata dall’insegnante Maria Vittoria Baldi che attraverso il progetto “Il mare delle meraviglie” ha trasmesso ai bambini il piacere della lettura, non solo in lingua italiana, ma anche in inglese!: I bambini sono contenti quando riescono a mostrare ai genitori ciò che hanno imparato e se riescono a coinvolgerli nei loro giochi. Giocare insieme diventa uno strumento di conoscenza e socializzazione, non è importante vincere ed i trofei o le medaglie sono simboli a cui, grazie al divertimento ottenuto, è accettabile rinunciare senza patemi d’animo! Con lo sport si impara ad affrontare le paure, poichè per ottenere risultati soddisfacenti occorre affrontare i propri limiti. I bambini nella loro ingenuità sono simpaticissimi ed affrontano lo sport come un gioco! Io quando ho fatto piscina ho anche imparato a nuotare!
La nuova dirigenza del Cattolica Calcio ha parlato di lealtà e legalità: si gioca come si vive, scrive l’argentino Campione del Mondo Jorge Valdano, in uno dei suoi libri. Per giocare bene occorre organizzazione, questo è uno dei motivi per cui è meglio affidare il proprio figlio ad un’associazione sportiva che sia in grado di educare allo sport, piuttosto che lasciarlo libero di scorrazzare per strada. La lealtà è insita nel gioco, la legalità nasce per mantenerlo tale; paradossalmente il III° tempo regolarizzato nel calcio, testimonia la mancanza di cultura sportiva.
L’allenatore Lepri ha sfruttato l’occasione per ricordare che il 24 maggio 2008 allo stadio Calbi, vi sarà il Mundialito di Cattolica!
Il presidente dell’Atletica 75, Luca Ercolessi, ha sottolineato come fare sport aiuti ad essere migliori sui libri.
Sport e cultura – ha detto Ercolessi- proseguono a braccetto nel percorso educativo dei bambini, e a tale riguardo è stata istituita una borsa di studio per i migliori sportivi che sono bravi anche a scuola: 12-13 buoni spendibili in materiale didattico del valore di un migliaio di euro, racimolato grazie ai fondi delle varie associazioni sportive dilettantistiche di Cattolica!
A tal proposito, tra gli studenti che si sono distinti sono saliti sul palco Maurizio, vice-campione italiano di lancio del martello, che ha intrattenuto la platea con un sarcastico umorismo; Francesca e Ilaria Sofia, specializzate nella disciplina di ginnastica artistica; Valeria alla trave e Filippo per quello che concerne il salto in lungo ed in alto. Mediamente si allenano dai 4 ai 6 giorni alla settimana, una sorta di mini-professionismo, perchè -come ha ricordato Luca Ercolessi- “lo sport è importante, ma l’istruzione è fondamentale”.
Ad Emanuele Pagnini è spettato l’onore di chiudere la serata parlando dell’associazione “Pura vida“, che organizza e promuove attività sportive per i disabili.
Sul grande schermo del teatro Snaporaz abbiamo assistito alle avventure di questi ragazzi che non si sono arresi di fronte alle difficoltà che la vita ha posto loro e tra il 22 ed 27 gennaio 2008 sono andati a sciare al Sestriere, grazie alla sovvenzione che il Rotary di Riccione ha concesso per questa iniziativa.
Lo sport è uno strumento eccezionale per superare barriere psicologiche, non è necessario essere i migliori in una particolare disciplina, è sufficiente essere consapevoli che grazie a forza di volontà ed allenamento si superano i propri limiti e ci si diverte! Vivere lo sport come mezzo di aggregazione è una priorità dell’associazione “Pura vida”, lo sci è una terapia sia fisica che psicologica, rende più agili e contenti di se stessi!
Emanuele mette la propria esperienza di agonista, – tra i suoi risultati di spicco figura il titolo di Campione Italiano nella specialità Super Gigante- al servizio di coloro che non vogliono fermarsi innanzi ad ostacoli apparenti. Tra i problemi che i disabili devono affrontare, vi è la mancanza di informazioni adeguate: dopo l’incidente automobilistico che lo ha portato alla perdita dell’uso delle gambe, sono trascorsi 6 anni, prima che casualmente potesse scoprire la disciplina del monosci. Non essendo uno sport che richiama ondate di pubblico e quindi proventi pubblicitari adeguati, le sovvenzioni di aziende, enti pubblici e privati sono indispensabili per questi ragazzi che vogliono guardare al presente con un sorriso, avendo stima di se stessi!
La tavola rotonda si è conclusa alle 22.45. Gli argomenti trattati sono stati così interessanti ed i relatori così simpatici e spigliati che si sarebbe potuti andare avanti fino a notte fonda, ma anche la pancia vuole la propria soddisfazione e la serata si è conclusa al Pub Ristorantino La Rocca, gestito divinamente da Antonio e Simone: tra un calice di vino ed un boccale di vino si è guardato con orgoglio al passato e con speranza al futuro.

di Massimiliano Ferri

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