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Al Teatro Snaporaz i Solisti della Regina in concerto per Cubia

 

Teatro Snaporaz all'aperto

 

Tratto da Cubia n° 100 – Marzo 2010

Davvero bello il concerto che “I Solisti della Regina” hanno tenuto giovedì 18 Marzo nel salone Snaporaz. Per festeggiare i 10 anni della Rivista Cubia, il gruppo musicale cattolichino ha regalato al pubblico una carrellata delle più belle canzoni delle tradizioni napoletana e romana. Le dolci sonorità delle chitarre di Roberto Bozza e Fabio Gabellini, l’espressiva liricità della tastiera di Liana Lenzi, la calda voce e l’intensa interpretazione di Grazia Olivieri, hanno trasportato i presenti nell’atmosfera sognante di un’epoca passata ma ancora straordinariamente viva, racconta con efficace partecipazione dalla presentatrice Tina Biondi.

Un grazie di cuore ai “Solisti” da parte di Cubia. Peccato per le molte poltrone vuote. Ma gli assenti hanno sempre torto…!

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Un prete per amico

Don-Mauro-Ercoles

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

Pochi giorni fa, presso il teatro Snaporaz di Cattolica, in un clima di rinnovata commozione e nostalgia per la perdita di Don Mauro Ercoles, avvenuta undici anni or sono a causa di un tragico incidente proprio nella sua Cattolica mentre si accingeva ad andare in mare a pescare, è stato presentato un libro che raccoglie ricche testimonianze umane e spirituali che fanno luce sulla personalità e il significato pastorale dell’opera di Don Mauro Ercoles, vista con gli occhi di chi, condividendo i suoi giorni da amico, da parroco o da beneficiato della sua generosa attenzione umana, può esprimere in maniera schietta e spontanea chi fu Don Mauro, quale fu il suo cammino, dentro a quale ambiente culturale e spirituale ha testimoniato la presenza di Gesù Cristo in mezzo agli uomini, missione che è stata il motore e la ragione di tutta la sua vita.

Il libro ha per titolo: “Don Mauro Ercoles: un prete di frontiera biografia spirituale” ed è curato dai suoi amici Pier Giorgio Terenzi (Parroco di Montefiore Conca) e Claudio Golfieri (Caio), che hanno raccolto testimonianze vere ed autentiche, con pochi fronzoli, così come lui avrebbe voluto, che parlano del carattere schietto di Don Mauro, non avvezzo a nascondere i propri pensieri, sempre in mezzo alla gente là dove spontaneamente si incontrava, nei bar, nelle piazze, narrando i numerosi aneddoti che restituiscono una personalità fuori dagli schemi che non fossero la coerenza della sua fede, l’attenzione agli ultimi, una gioia di vivere contagiosa che comunicava che la vita e la condivisione degli affetti tra gli uomini è un valore insostituibile che ci dà forza, ci rende creativi, indistruttibili. Ci sarebbero infine citazioni da fare ma vi lascio al piacere insostituibile di leggere il libro.

Un bel libro “ecologico”, da condividere con chi si ama, che ci riporta ai valori del Concilio Vaticano Secondo, con una Chiesa protesa verso il sociale e che fa sentire ancora Don Mauro vivo in mezzo a noi. Il libro è a disposizione del pubblico nella Biblioteca di Cattolica ed è in vendita in alcune edicole e librerie della città.

di Marina Ercoles

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Ricordo di Don Mauro Ercoles – Ac’ vidin Mauro

 

Dora sul cavallo di don Mauro Ercoles

Dora sul cavallo di don Mauro Ercoles

 

 

Tratto da Cubia n° 92 – Maggio 2009

 

“Buttala lì… e lascia che cresca”.

Così avrebbe detto il contadino nel buttare il seme in terra, così avrebbe detto il marinaio nel buttare l’esca in mare, così dice il missionario nel “buttare” la Parola di Dio tra la gente, attraverso la sua persona…

Immediato, concreto, fiducioso è il messaggio che Mauro, marinaio, contadino, sacerdote, missionario, nomade della Vita ci ha lanciato come messaggio per il cammino nel Regno.

Don Mauro Ercolos è stato nella sua esistenza interprete, mediatore, messaggero convinto e coerente del Concilio Vaticano II: meraviglioso passo “indietro” della Chiesa di Giovanni XXIII e di Paolo VI. Dico “passo indietro” perché la Chiesa con questo Concilio ha cercato di recuperare e restaurare le sue origini per poter affrontare e vivere meglio il futuro.

Tanti i testimoni-martiri di questo pellegrinaggio verso la liberazione, verso quell’universale messaggio di Gesù Cristo che supera i limiti della religione per incarnarsi nella Parola e nel Figlio dell’Uomo: uomo libero, fedele, giusto e amorevole.

Sabato 9 Maggio al Teatro Snaporaz erano presenti tanti amici, collaboratori, testimoni, “folli” che avevano conosciuto don Mauro, ma non solo lui. Egli infatti si portava dietro un grande bagaglio di “anime”: dai bambini agli anziani, dagli amici agli animali: Mafia, la cagnetta, Irma, la sua cavallina indomabile, e così via… Il suo amore non poteva non contemplare la natura in tutte le sue manifestazioni. Che festa, Mauro, vedere crescere e spuntare fiori e piante! che gioia il mare calmo o in burrasca! che tuffo al cuore incontrare un amico o sentirsi vicino e accettato da coloro che “cercano” sempre e comunque Amore e Resurrezione!!!

Nel libro presentato allo Snaporaz; Don Mauro Ercoles un prete di frontiera, a cura dei suoi amici, ci sono testimonianze e ricordi preziosi e significativi per fare “memoria” di questo uomo.

Don Piergiorgio Terenzi (altro sacerdote di frontiera) ha proprio sottolineato, nella sua presentazione e introduzione al libro, il ruolo di padre che ogni prete ha in sé: “Se don Mauro ci ha trasmesso qualcosa… noi, in un modo o nell’altro, siamo suoi figli” e come figli non possiamo dimenticare di “fare memoria”, quasi una Eucarestia di lui e di ciò che ha significato per ciascuno di noi.

E’ stato un prete anticlericale, è andato nomade a cercare la pecorella smarrita, facendosi prossimo ad essa, comprendendola, accettandola senza condizioni, anzi… smarrendosi con lei per amore.

Don Mauro viveva condividendo e mai condizionando i cammini diversi delle anime. Spesso si rendeva scomodo e spesso era “sora la schina dal buratel”, ma la sua fede sapeva ben guidarlo al faro giusto del porto, che aveva per lui solo un colore: il Cuore dell’Uomo. 

Difetti? Un macello! Voleva avere sempre ragione? Spesso! Ti metteva alla prova? Sempre!

E la sua Chiesa?

Molte volte non l’ha capito. Altre volte l’ha emarginato. Ancora oggi fa fatica a ricordarlo.

Anche la sua cartella personale in Diocesi a Rimini è molto sbrigativa (probabilmente è così per tutti i nostri preti…sigh): per gli archivi sei numero, elenco di incarichi e basta, ma tutto questo lascia un pò di amaro in bocca. Non siamo fratelli? Lo liquidiamo e inquadriamo così e stop?

Per ricordare don Mauro allo Snaporaz eravamo in diversi, ma una più consistente presenza cattolichina, sia di fedeli che di clerici, penso che sarebbe stata significativa e segno di amore verso questo figlio-fratello-padre che ha percorso Cattolica e con Cattolica, anche con i “fuori-rotta”!, un tratto di camminata speciale nel Regno del Buon Dio.

di Magda Gaetani

 

Nato a Cattolica il 6/7/46 da Colombo Ercoles (Macaron) e Paolina Gaudenzi, ha studiato a Cattolica fino alla V elementare, frequentando la parrocchia di San Pio V e il porto, dove lavoravano il padre marinaio e lo zio Colombo Gaudenzi (Topolino). Dopo le elementari è entrato in seminario. E’ stato ordinato sacerdote il 24/10/70. Ha prestato il suo servizio a Santarcangelo, Riccione, Croce di Montecolombo, San Giovanni in Marignano, Sant’Andrea in Casale e San Clemente. E’ deceduto a Cattolica il 24/2/98, alle 4 di mattina, in un incidente mentre si recava al porto per imbarcarsi per la pesca con lo zio.

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Istituzione Culturale Regina

Museo Civico della Regina

Museo Civico della Regina

Tratto da Cubia n° 66 – Novembre 2006

Probabilmente pochi a Cattolica sanno che da qualche mese c’è una importante novità nel panorama culturale della nostra città: si chiama Istituzione Culturale Regina. Per capirne qualcosa di più, abbiamo intervistato l’avv. Alba Di Giovanni, assessore comunale alla cultura.

Ci può spiegare di cosa si tratta e perché si è deciso di costituirla?
L’Istituzione Culturale Regina è stata costituita con delibera di Consiglio Comunale dell’8 giugno scorso. Si tratta di un istituto previsto dal Testo Unico degli Enti Locali: racchiude al suo interno il Centro Culturale, i Teatri, il Museo Civico e la Galleria Santa Croce. E’ uno strumento che potrà servire a perseguire quello che considero l’obiettivo principale del mio assessorato: far partecipare quanta più gente possibile alla vita culturale, attraverso attività non semplicemente calate dall’alto, ma che siano condivise e riconosciute come importanti dalla maggior parte di persone e di associazioni. E’ questo il mio sogno politico, di cui qualche risultato già si è cominciato a vedere.
Come mai a questa operazione si è arrivati senza alcuna forma di comunicazione e di coinvolgimento delle realtà culturali della città?
Non nego che si poteva cercare di condividere di più questo processo con le associazioni di Cattolica. Però il tempo era molto stretto. E, soprattutto, non sapevamo bene che cosa significasse in concreto una Istituzione Culturale. Quando ho cominciato a sentire che altri Comuni avevano proceduto alla creazione di tali Istituzioni, mi sono resa conto che nessuno all’interno del nostro Comune ne sapeva nulla. Ho dovuto partecipare ad un corso a Bologna organizzato dalla Regione per cominciare a capire come dovessero funzionare le cose. Adesso, poco alla volta, stiamo entrando meglio nel meccanismo di questo strumento.
Quale vantaggio ne potrà venire alla vita culturale di Cattolica?
Certamente si tratta di uno strumento più agile. Quando c’è di mezzo il Comune, infatti, ci sono sempre dei vincoli da rispettare, mentre con un bilancio di diritto privato, è tutto più semplice. E poi, con questo strumento tutta la programmazione culturale potrà essere coordinata, per evitare sovrapposizioni di eventi, nell’intento di offrire un progetto culturale che duri tutto l’anno, che cerchi di soddisfare tutte le diverse esigenze presenti non solo nella città, ma in tutto il nostro bacino di utenza, che si allarga verso Pesaro e verso Rimini.
Certo, i frutti li verificheremo nel corso del tempo, anche perché non è detto che si realizzino i risultati che ci aspettiamo. E se non si realizzeranno, potremo decidere di tornare indietro. Dico sinceramente che fare questa scelta non mi ha creato particolari preoccupazioni, visto che non comporta costi aggiuntivi per le casse comunali. Altrimenti, sarei andata con i piedi di piombo.
Come pensa di ottenere un maggior coinvolgimento dei cittadini?
Guardi, un primo esempio è stata la manifestazione “Nell’Orto Mediterraneo”, realizzata durante la Mostra dei Fiori dello scorso aprile. Siamo riusciti a coinvolgere le associazioni di categoria dei commercianti e i ristoratori nel progetto di allestire le vetrine dei negozi nelle varie strade della città con ogni tipo di piante. Hanno partecipato più di 100 commercianti e 7-8 ristoratori, i quali hanno realizzato ricette tipiche della zona. E’ stata una iniziativa così gradita che si è deciso insieme di replicarla durante le prossime festività con l’iniziativa “I Dolci di Natale”.
Un’altra tappa fondamentale in questo percorso è “Nel senso del mare”, una creazione della prof.ssa De Nicolò. Il mare è un elemento imprescindibile nella nostra realtà culturale. Tutto ciò che ruota attorno al mare è la nostra cultura, la nostra tradizione. Siamo stati in passato un paese di marinai. Adesso tutti si sentono figli di albergatori, di commercianti, di bagnini: la verità è che siamo tutti figli di marinai, ed è da lì che bisogna ripartire per capire il processo storico che ha fatto la città, è lì che vogliamo tornare nell’intento di far recuperare ai cittadini la memoria delle proprie radici, che abbiamo rimosso ma che vanno riscoperte.
Negli ultimi anni si è curato molto l’aspetto esteriore della città, dedicando tutte le energie all’obiettivo di renderla più bella ed attraente per i turisti: non le sembra che però si sia penalizzato tutto il resto, a cominciare dal lato culturale, in particolare nei confronti dei giovani?
Per quanto mi riguarda, io ho sempre cercato di far funzionare le realtà che ci sono, e mi sono anche adoperata per proporre qualcosa di nuovo per i giovani. Pensi, ad esempio, ai cicli di incontri di “Scientificamente”, una manifestazione che nel 2006 ha riscosso un successo enorme, con presenze quasi elusivamente giovanili: 180- 200 persone, dai 14 ai 30 anni, nelle serate di venerdì in periodo invernale, non sono roba da poco!
Per i più piccoli, voglio citare i pomeriggi domenicali con il “Contastorie”, una iniziativa che piace molto ai ragazzi.
C’è poi la stagione teatrale, un po’ il fiore all’occhiello della nostra città, che, pur non rivolgendosi espressamente ad un pubblico giovanile, comprende al suo interno tutte le forme di teatro, dal classico al moderno al comico al teatro d’avanguardia, coprendo tutti i gusti e le esigenze culturali di ogni età.
Le manifestazioni sono importanti, ma per la quotidianità della vita sociale e culturale, in particolare dei giovani, mancano gli spazi pubblici, i luoghi dove possano incontrarsi per stare insieme, per fare musica, ecc.
Questo è vero. Come ci sono gli spazi per fare sport, occorre che ce ne siano per fare altre attività. Noi parliamo spesso in Giunta di questo problema, la sensibilità c’è. Il settore giovanile è molto delicato, anche perché non è facile capire le loro esigenze e centrare le loro attenzioni. Creare una struttura nella quale possano ritrovarsi insieme è fondamentale per avviare una seria politica in favore delle fasce giovanili. L’Amministrazione ha progettato un Centro per giovani ed anziani, che sarà realizzato sul terreno davanti al campo sportivo. In quella struttura ci saranno certamente dei saloni con tutti i requisiti perché si possa stare insieme anche a fare musica senza arrecare danno ad alcuno.
I tempi di realizzazione?
Su questo non so risponderle: dovrebbe chiederlo all’assessore al ramo.
E nel frattempo?
C’è l’ex discoteca in via Bovio: ora è gestita da un giovane molto volenteroso, il quale si è dichiarato disponibile a mettere il locale a disposizione di chiunque voglia organizzare manifestazioni, Già sono state ospitate delle serate dedicate ai giovani, con l’esibizione di gruppi musicali di Cattolica e dintorni. Insomma, non è la soluzione ottimale, ma può essere utile fino a quando non ci sarà una struttura comunale.
Gli immigrati da altre nazioni costituiscono un‘occasione di arricchimento culturale che purtroppo non viene valorizzata. Come pensa che si possa favorire, assieme alla loro integrazione, un percorso di scambio tra la nostra cultura e le loro?
Il fenomeno dell’immigrazione è una realtà che va affrontata con intelligenza, perché può solo arricchirci. Come amministratore, sento il dovere di favorire sempre più le condizioni per una reale accoglienza. L’integrazione si fa nella scuola e nei luoghi aperti a tutti, dove non esistano distinzioni e chiusure, di razza, di colore, di religione. E’ lo stare insieme che può aiutare questo scambio culturale che altrimenti resta solo un fatto teorico.
Si potrebbe organizzare qualche manifestazione in cui si confrontino alcuni aspetti culturali e tradizionali delle varie popolazioni presenti a Cattolica. La cucina, assieme al ballo, potrebbe essere uno di questi.
E’ un’idea che mi piace. La accolgo volentieri come proposta e vedremo se sarà possibile inserirla, come corollario, nell’iniziativa dei “Dolci di Natale”. La ringrazio per il suggerimento. Come vede, esco arricchita da questo incontro.

LA STRUTTURA DELL’ISTITUZIONE CULTURALE REGINA

– E’ retta da un Consiglio di Amministrazione, composto da Presidente: l’assessore alla cultura avv. Alba Di Giovanni, e due componenti: il prof. Giancarlo Brizzi, dell’Università di Bologna, e il prof. Lorenzo Braccesi di Pesaro, che insegna all’Università di Venezia.
– Direttore: dott. Rinaldini; Vice Direttore -Coordinatore delle attività: dott.ssa Salvetti.
– E’ composta da: Centro Culturale Polivalente (Biblioteca e Mediateca), responsabile: dott. Rinaldini; Teatri (Regina e Snaporaz), responsabile: dott.ssa Salvetti; Museo della Regina, responsabile: dott.ssa Stoppioni; Galleria Santa Croce, responsabile: dott.ssa Bennucci.
– Personale: tutti i dipendenti che lavorano nelle varie strutture sono stati trasferiti in posizione di “comando” alla Istituzione.

di Paolo Saracino

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Giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo

Francobollo commemorativo

Francobollo commemorativo

Tratto da Cubia n° 86 – Novembre 2008

Lo scorso 12 febbraio, il Consiglio Comunale di Cattolica approvò un ordine del giorno, proposto dal Consigliere Cono Cimino, con cui, “preso atto che la Legge 4 maggio 2007, n. 56, (…) riconosce il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, quale “Giorno della memoria”, al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo”, deliberava che ogni anno “l’Amministrazione Comunale si faccia carico di organizzare manifestazioni pubbliche (…) di ricordo dei fatti e di riflessione, coinvolgendo tutti gli istituti scolastici presenti nel territorio comunale, al fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa delle Istituzioni democratiche”.
L’Assessore alla Cultura, Alba Di Giovanni, condividendo il successivo orientamento dei Capigruppo Consiliari, decise di rinviare -almeno nel suo primo anno- l’evento all’autunno, nel timore che la concomitanza con l’incipiente stagione turistica potesse sfavorirne la riuscita e sminuirne la portata.

La prima “Giornata dedicata alle vittime del terrorismo” a Cattolica si è svolta sabato 22 Novembre. Al mattino c’è stata la lettura nelle scuole di una lettera del Sindaco e al pomeriggio, presso il Teatro Snaporaz, un incontro pubblico coordinato dall’Assessore Di Giovanni, durante il quale abbiamo ascoltato la testimonianza di grande valore umano e civile di Marco Alessandrini, Assessore al Comune di Pescara e figlio del giudice Emilio Alessandrini, ucciso dai terroristi, e l’intervento conclusivo del senatore e grande giornalista Sergio Zavoli, del quale è stato in precedenza proiettato il documentario sulla tragica fine di Aldo Moro.

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